IKEA: 10 CONSIGLI PER FARE ACQUISTI INTELLIGENTI

 

Esperienza comune: un sabato pomeriggio all'Ikea
Esperienza comune: un sabato pomeriggio all’Ikea

Il magazzino svedese giallo & blu è da 30 anni in Italia, l’ha colonizzata da nord a sud, ed ecco 10 consigli (di acquisto e di sopravvivenza) da applicare come clienti vincenti! Chi invece non ha dei ricordi traumatici da sabato caotico e ne é uscito con le note borse blu piene di quello che non si aspettava di trovare, mentre la libreria o il pensile che motivo primo dello shopping… era out of stock. Niente panico, leggi il decalogo di CasaFacile!

Ingvar Kamparad, il nome della catena Ikea nasce dalle sue iniziali e dal suo paese natale in Svezia.
Ingvar Kamparad, il nome della catena Ikea nasce dalle sue iniziali e dal suo paese natale in Svezia.

DECALOGO DEL CLIENTE ESPERTO IN VISITA ALL’IKEA

1 Preparati prima a casa per non essere travolto dall’esposizione. Non stai entrando in un negozio tradizionale di arredamento, non ti aspettare più di tanto assistenza.

2 Prendi esattamente le misure dei tuoi spazi (ciò ti evita di dover tornare in negozio o ingaggiare penose telefonate, con chi è a casa, del tipo: “Quanti cm ci sono tra la porta e il calorifero?)

3 – Non ti arrendere subito (quindi mai prima delle 2 o 3 ore di ricerca)! Ti sostenga l’idea che con lo stesso catalogo di base questo marchio global arreda case in Canada come negli Emirati Arabi, e lo adatta secondo quello che definisce ‘bacino di utenza’. In qualità di utente locale quindi ti hanno già ben inquadrato, sanno cosa vai cercando…

4 – Fondamentale ‘pettinare’ il sito (www.ikea.it) prima di avventurarsi nel labirinto del negozio; solo così puoi scoprire tutte le varianti di finitura, per esempio, di una credenza shabby o buttare l’occhio su modelli simili, che ti potrebbero piacere (e magari costano anche meno).

Con questo manuale (autorizzato da Ikea) personalizzi con il fai-da-te dei pezzi cult
Con questo manuale (autorizzato da Ikea) personalizzi con il fai-da-te dei pezzi cult

5 – Non ti bloccare reparto per reparto: i designer di Ikea sono i primi a suggerirti che un pezzo della cucina può starci benissimo in bagno o che la fioriera ti fa anche da scarpiera all’ingresso.

Oltre ai saldi, Ikea ha periodiche promozioni
Oltre ai saldi, Ikea ha periodiche promozioni

6 – Informati su novità e promozioni; l’assortimento Ikea varia un po’ ogni anno, tranne che per i basic fundamental. Informati online, per esempio i tessuti cambiano a ogni stagione: se una fantasia ti ha colpito non rimandare l’acquisto. Rischi di non trovarlo più. Link immagine catalogo Ikea Estate 2017

7 – Scova le capsule collection come Ikea Ps, Stockholm e altre stagionali da non perderti. Avrai oggetti a prezzi Ikea, ma irripetibili non come l’onnipresente longseller Billy.

8 – Parti con un budget iniziale e cerca di non sforare più del 10%, attento alle insidie di impulso dell’ultimo tratto di oggetti nei cestoni, promozioni e area affari. Sappi comunque che lo scontrino medio, anche di chi non ha comprato nulla di fondamentale, si aggira sui 50 euro.

9 – Curiosa anche alla voce servizi del sito. Ce n’è uno nuovissimo che ti permette di comprare online e di ritirare al magazzino del negozio, senza affrontare polpettine, area bimbi e il percorso obbligato per arrivare alle file delle casse. Verifica anche se il trasporto a domicilio può costarti più della merce stessa.

10 – Controlla che sia disponibile quello che cerchi nel negozio dove ti recherai… arrivare allo scaffale del take away per apprendere che il pacco piatto dei tuoi desideri verrà riassortito tra 10 giorni è una frustrazione finale che non ti meriti!

In definitiva, non si tratta di essere ikeisti sfegatati o all’opposto anti-ikeisti fobici, ma di trarre frutto dalla tua precedente esperienza e da questi consigli pratici. Ragiona come fossi nel supermercato abituale, fatti la lista e vedrai che tornerai al parcheggio con la corretta sensazione di aver contribuito a migliorare e personalizzare il tuo habitat…non di aver sprecato tempo perché
non puoi permetterti di meglio dell’Ikea.

E se vuoi saperne di più sul mondo di Ikea visita virtualmente il museo dei suoi mobili ‘storici’ www.ikeamuseum.com e leggi questi libri, alcuni osannanti altri più critici:

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Migranti e Ong, si indaga per associazione a delinquere

C’è una seconda inchiesta penale sull’operato delle Ong (Organizzazione non governative) nei salvataggi dei migranti al largo delle coste libiche.

Dopo aver condotto una lunga indagine conoscitiva sulla base dei rapporti trasmessi dall’intelligence dell’agenzia europea Frontex e della polizia di stato, la procura di Palermo ha trovato riscontri fondati e negli ultimi giorni è partita lancia in resta con l’apertura di un fascicolo ufficiale di indagine, per il momento a carico di ignoti.

L’ipotesi di reato è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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Non ci sono ancora persone ufficialmente iscritte nel registro degli indagati, ma i magistrati dispongono di elementi ritenuti solidi e spendibili in un eventuale procedimento penale. Non finisce qui.

Perché la procura del capoluogo siciliano, valutati i risultati investigativi, ritiene che si incastrino con quelli di Trapani e che non rappresentino comportamenti illeciti isolati ma vadano inseriti in un contesto criminoso più ampio e organizzato: da qui la determinazione a procedere per una ipotesi di reato molto più grave del favoreggiamento, ovvero l’associazione per delinquere.

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Di conseguenza Palermo, che è sede della procura distrettuale, quindi competente anche sui territori di Agrigento e Trapani per i reati associativi sulla tratta di esseri umani, avrebbe fatto recapitare ai colleghi trapanesi una richiesta di acquisizione degli atti.

Appuntamenti in mare aperto

Ricordiamo che a Trapani è in corso un’indagine sempre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che vedrebbe coinvolti una decina di persone appartenenti alla Ong Medici senza frontiere: l’inchiesta sarebbe partita da una rissa a bordo di una nave e da successive dichiarazioni dei membri dell’equipaggio su operazioni di salvataggio portate a termine senza aver ricevuto un sos da parte di migranti e neppure una richiesta d’intervento da parte delle autorità italiane.

Palermo vuole alzare il tiro e condurre la risposta inquirente ai presunti salvataggi fuorilegge nel Mediterraneo. Ma secondo quanto risulta a Panorama, la procura di Trapani diretta provvisoriamente da Ambrogio Cartosio, avrebbe alzato le barricate, al punto che la pratica è finita dritta sul tavolo del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, al quale spetta il potere di coordinamento in tema di associazione per delinquere sui reati transnazionali.

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Muro contro muro, dunque, fra i magistrati di Palermo e Trapani, almeno fino a una riunione che si dovrebbe tenere il 25 maggio in sede di Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Se anche in quella occasione ogni ufficio giudiziario dovesse rimanere sulle sue posizioni e non si trovasse una via d’uscita, non è escluso che la procura palermitana guidata da Francesco Lo Voi sollevi un formale conflitto di competenza davanti alla procura generale della corte di Cassazione.

Le Ong non collaborano, scrive l’intelligence

L’inchiesta della procura del capoluogo siciliano sarebbe partita da una serie di rapporti trasmessi dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di stato condivisi con l’intelligence dell’agenzia europea Frontex.

Nelle carte ci sono le descrizioni di fatti precisi e circostanziati nei quali si fa riferimento a mancanza di collaborazione con le forze di polizia da parte di comandanti e personale di bordo di navi riconducibili all’organizzazione non governativa Medici senza frontiere, la stessa al centro dell’inchiesta della procura di Trapani.

Nello specifico, lo sbarco che avrebbe dato il via formale all’indagine prima conoscitiva infine penale dei magistrati palermitani sarebbe avvenuto il 10 giugno scorso, quando arrivarono a Palermo le navi Dignity One e Bourbon Argos con 593 migranti a bordo raccolti in cinque distinte operazioni di salvataggio.

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In quella occasione, scrivono gli investigatori «la Dignity One non ha fornito alcuna documentazione in merito al salvataggio».

A domanda specifica su alcuni dettagli delle operazioni in mare rivolta dalle forze di polizia al personale della nave di Medici senza frontiere, la risposta sarebbe stata un esplicito rifiuto di fornire informazioni. Dai qui lo scatto investigativo.

Incontri sospetti al largo della Libia

La Dignity One era già al centro di altre relazioni di servizio trasmesse dagli uomini dello Sco alle procure competenti per territorio. A cominciare da uno sbarco nel porto di Trapani, datato 25 maggio 2016, dopo un salvataggio condotto dalla nave di Msf a ridosso delle acque territoriali libiche.

In questo caso, gli investigatori annotano che «i migranti non sono stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio, attribuendo la colpa alla stanchezza e alle ore di viaggio estenuanti».

Ma le anomalie sono all’ordine del giorno. Sempre la Dignity One si fa notare il 30 maggio durante uno sbarco nel porto calabrese di Schiavinea-Corigliano calabro. Nel rapporto della polizia si legge testuale: «Il personale si è limitato a dire che i migranti sono stati soccorsi dalle motonavi della Guardia costiera CP302, CP311, CP319 e trasferiti a bordo della loro unità il 27 maggio. Si rappresenta che poco prima dello sbarco erano state concordate le modalità che prevedevano la discesa dei minori non accompagnati, che a dire del personale di Msf erano circa 100, subito dopo i casi clinici e le famiglie. In realtà il personale di bordo inseriva nel gruppo un numero di uomini palesemente adulti, insistendo con il personale sotto bordo che si trattava di minori. Considerazione questa che si basava sulle dichiarazioni dei migranti».

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Nell’occhio del ciclone investigativo c’è Medici senza frontiere, l’organizzazione non governativa più grande e più importante al mondo che fa base a Ginevra e ha sedi operative in Belgio, Francia, Olanda, Spagna e Svizzera. A queste vanno aggiunte le 21 sezioni territoriali tra le quali l’Italia, il cui presidente è Loris De Filippi.

Taxi senza frontiere?

Medici senza frontiere ha iniziato le operazioni sul Mediterraneo nel maggio 2015 e fino a marzo di quest’anno ha assistito in mare oltre 56 mila persone. Soltanto nel 2016, sul totale di 181.436 arrivi nelle nostre coste, 23.532 sono avvenuti tramite Msf, che in questi due anni ha operato con quattro navi: Bourgon Argos, Vos Prudence, Acquarius, gestita in collaborazione con Sos Mediterranéé, e Dignity One.

Quest’ultima batte bandiera di Panama ed è stata una delle prime navi utilizzate nei salvataggi, subito dopo la chiusura di Mare Nostrum. Dignity One ha operato da giugno a dicembre 2015, poi da metà aprile fino a metà novembre 2016. Il 18 novembre è salpata da Malta in direzione della Spagna, dove risulta tutt’ora non operativa e attraccata al porto di Sant Carles de la Ràpita.

Ma durante l’attività in mare, Dignity One si era spinta più volte a ridosso delle coste libiche: il 28 agosto 2016 era arrivata a 13,4 miglia, il 6 novembre 2016 a 12,6 miglia. Il 6 luglio 2016 aveva sconfinato il limite delle 12 miglia spingendosi fino a 11 miglia, mentre il 25 giugno precedente sarebbe arrivata addirittura a 7 miglia dalla costa libica.

Il 29 agosto 2016 Dignity One ha fatto segnare il record di 3 mila persone intercettate in mare, 435 delle quali imbarcate direttamente, il resto sistemate nelle navi delle altre ong.

Per gli inquirenti i conti non tornano

 

“Il Kilimangiaro”: Camila Raznovich parla del suo programma

Camilla Raznovich, con “Il Kilimangiaro” su Raitre, il programma su Radio 2 e la conduzione del “Concertone” del 1° maggio, chiude una stagione piena di soddisfazioni.

 Il bilancio di un anno di tv

Camila Ranovich iniziamo dalla tv, lei è in onda tutta la domenica pomeriggio di Raitre, per quasi quattro ore con “Il Kilimangiaro“. Soddisfatta?

«Sì, anche se penso che il programma dovrebbe durare un’ora di meno».

Primo bilancio di questa seconda edizione?

«Stiamo andando alla grandissima. Lo scorso anno mi ero dovuta adattare io al programma: la scarpa era bella ma non era la mia e d’altronde arrivavo in corsa. Già quest’anno la trasmissione è cambiata e la sento molto più mia. E gli ascolti stanno andando bene».

Guarda l’inizio dell’ultima puntata del Kilimangiaro

Non è facile di questi tempi fare una trasmissione di viaggi: date molto spazio all’attualità.

«Sarebbe strano, e perfino ridicolo, far finta di niente. Siamo un programma sul mondo, dobbiamo dire quello che succede, dove si può andare, dove no e perché».

Siete andati in onda anche dopo gli attentati di Parigi: perché?

«Era giusto farlo. È stato tosto, erano passate meno di 48 ore. Certo, abbiamo messo mano alla scaletta ma la cosa più difficile era trovare il tono giusto: non potevamo fare la tv del dolore o le faccette, ma nemmeno far festa. Ecco, credo che quella domenica il tono giusto lo abbiamo trovato».

Come si svolge la sua settimana lavorativa?

«Dal martedì al venerdì lavoro con la redazione del programma a Roma, dove mi sono trasferita con le bambine mentre mio marito è rimasto a Milano. Il sabato e la domenica sono a Napoli per le prove e la messa in onda».

Camila Raznovich su Radio2
Camila Raznovich su Radio2

 

 

 

 

 

 

C’era proprio bisogno di fare anche la radio con “Come voi” insieme con Antonello Piroso?

«Amo la radio da sempre e così quando il direttore Carlo Conti me l’ha chiesto non ho saputo dirli di no”.

In vacanza ci va così

Ciao…. #stateofmind #goodvibesonly #mylifeontheroad #itstheweekendbaby

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Quando non parla di viaggi ma li fa, che tipo di viaggiatrice è?

«Molto spontanea, mi adatto praticamente a tutto».

Mare, montagna, campagna o lago?

«Mi piace il mare, ho una casa in campagna e ora sono in montagna. Inoltre sono una vera cittadina: adesso abito a Roma ma ho vissuto a Milano, New York e Londra. Ecco, forse il lago mi piace meno».

Preferisce viaggiare in aereo, treno, autobus…

«Detto che l’aereo serve per superare distanze che altrimenti richiederebbero settimane, sono una a cui piace stare con i piedi per terra e con il naso appiccicato al finestrino. Ho viaggiato in autobus per due mesi, lungo le Ande. E sono anche una grande camminatrice».

Il viaggio si pianifica, o si parte e poi si vedrà?

«Adesso mi sono abituata a pianificare almeno la prima settimana. In passato partivo più all’avventura».

Con Viola e Sole, le sue figlie, ha già fatto viaggi importanti?

«Sì, siamo stati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, in Israele, a Mauritius…».

E con i bagagli che rapporto ha?

«Zaino e niente di più dello stretto necessario».

Guida di viaggio cartacea o smartphone?

«Ho bisogno della carta. Mi piace consultare la guida, segnare le cose importanti, viverla durante il viaggio. Un domani, magari…».

Una stupidaggine in viaggio che non rifarebbe mai più?

«Sulle Ande. Arrivai alle tre di notte in un paesino e in giro c’erano delle facce bruttissime. Spaventata, piansi di gioia quando la proprietaria dell’albergo, malgrado l’ora, mi aprì».

 

Il futuro di Camila

La classica ragazzata. Ma da grande cosa vuol fare?

«Grazie per il “da grande”. Ho iniziato nel 1995, ho fatto tantissima gavetta, anche molto divertente, ma ora “gioco” nel campionato più importante e qui vorrei rimanere!».

La fidanzata di Vincent Cassel: «Amo da sempre i più maturi»

La fidanzata di Vincent Cassel, Tina Kunakey, ha 30 anni più di lui. Ma ha sempre avuto un debole per gli uomini più vecchi. Ora la vita da modella non le basta più: sta pensando anche al cinema. Fino a qualche mese fa era un’illustre sconosciuta, ora tutti i brand la inseguono e le fanno firmare contratti stratosferici.

 

La incontro a Milano un venerdì pomeriggio. Al festival di Cannes nel red carpet ha esibito una scollatura vertiginosa ed è stata una delle più fotografate. Sexy, provocante, è un magico mix di teenager e femme fatale.

Vincent Cassel, 50 anni, e la fidanzata, 20
Vincent Cassel, 50 anni, e la fidanzata, 20

La fidanzata di Vincent Cassel ha smesso di postare sui social foto intime con lui, e preferisce pubblicare immagini del fratello o della mamma.  «Non risponde alle domande sulla sua relazione con Cassel», mi avverte la sua agente. Forse Vincent le ha chiesto di censurare il loro amore per proteggere i figli che ha avuto da Monica Bellucci, Deva e Léonie. Il loro amore è scoppiato l’estate scorsa, a Ibiza. Si dice che lei non lo avesse riconosciuto, anzi non sapesse chi fosse. Ora Tina viaggia con lui senza sosta: Cuba, Messico, Brasile, dove l’attore risiede una parte dell’anno, e Parigi.

LA CELEBRITA’ IMPROVVISA

Tina e l'abito che ha indossato nel red carpet di Cannes
Tina e l’abito che ha indossato nel red carpet di Cannes

Fino all’anno scorso il cinema non la interessava. Adesso lo ama?

«La mia fortuna è avere 20 anni e voglia di scoprire. Oggi esprimo me stessa nella moda, ma spero che la vita mi consenta di provare anche altre cose. E mi chiedo: “Perché non provare a fare l’attrice?”».

È diventata celebre rapidamente, da un giorno all’altro. In sei mesi la sua vita si è rivoluzionata. La fama è un peso?

«Sono molto giovane, con poca esperienza. So che se voglio raccogliere ciò che c’è di positivo in questa fase di vita, devo anche imparare ad accettare gli inconvenienti».

Ha solo 20 anni. Ha già qualche rimorso?

«Aver abbandonato la mia carriera sportiva. Se non l’avessi fatto, però, adesso non sarei qui. Avrei voluto continuare la mia vita di campionessa di nuoto. Era il mio sogno. Entravo in piscina due volte il giorno: la mia specialità era lo stile libero. Poi ho avuto un infortunio alla spalla perché mi allenavo troppo».

Tina Kunakey in barca a vela in Brasile
Tina Kunakey in barca a vela in Brasile

UN’ADOLESCENZA TURBOLENTA

Dal nuoto alla moda: è stato un salto facile?

«No. Ho iniziato a fare la modella un po’ per gioco a 8 anni per alcuni brand sportivi di Biarritz, dove sono cresciuta. I miei genitori però non volevano, avevano paura. Ho inziato a farlo seriamente quando mi sono trasferita a Madrid a 15 anni. Stavo con un ragazzo francese più vecchio di me, che lavorava a Madrid. Mi sono trasferita da lui per amore».

Ha sempre avuto un debole per gli uomini più vecchi. È scappata di casa o ha avuto il consenso della sua famiglia?

«I miei genitori mi hanno dato fiducia: sono andata in Spagna perché ho promesso di continuare a studiare al liceo francese. Quello è stato il momento in cui ho scoperto la libertà ma quando tornavo dalle lezioni, a 15 anni, mi facevo da mangiare da sola, non ero come i miei compagni che trovavano tutto pronto a casa. Ero indipendente, responsabile e ho iniziato a lavorare seriamente come modella e guadagnare qualcosa».

Quando è finita la sua storia d’amore a Madrid, che cosa è successo?

«Sono andata a Londra. All’inizio non è facile la vita da modella: lì non conoscevo nessuno, non avevo amici. Si costruisce tutto piano piano».

Adesso, che è la compagna di Vincent Cassel, è diventata una delle donne più invidiate. Lo sa che è uno degli uomini più desiderati del mondo?

(Ride, ma non commenta).

LA SUA FAMIGLIA

Ci parla un po’ della sua famiglia?

«Ho una sorella di 27 anni che vive a Barcellona e lavora nella moda e un fratello di 17 che vive con i miei a Biarritz: ha smesso di andare a scuola e fa boxe e krav maga. Vorrebbe diventare un professionista degli sport di combattimento, ma io preferirei che facesse il modello: è bellissimo. Papà, che ha origini togolesi, lavora nel settore commerciale di un’azienda, mia mamma, origini italiane, fa la parrucchiera».

 

La fidanzata di Vincent Cassel, con il fratello
La fidanzata di Vincent Cassel, con il fratello

I suoi capelli afro, le piacciono?

«Da piccola li detestavo, piangevo e dicevo alla mamma: “Li voglio come le mie amiche, lisci”. Con gli anni ho imparato ad accettarli, anche se mi piace stirarli: peccato che per farlo ci metta un’ora».