IKEA: 10 CONSIGLI PER FARE ACQUISTI INTELLIGENTI

 

Esperienza comune: un sabato pomeriggio all'Ikea
Esperienza comune: un sabato pomeriggio all’Ikea

Il magazzino svedese giallo & blu è da 30 anni in Italia, l’ha colonizzata da nord a sud, ed ecco 10 consigli (di acquisto e di sopravvivenza) da applicare come clienti vincenti! Chi invece non ha dei ricordi traumatici da sabato caotico e ne é uscito con le note borse blu piene di quello che non si aspettava di trovare, mentre la libreria o il pensile che motivo primo dello shopping… era out of stock. Niente panico, leggi il decalogo di CasaFacile!

Ingvar Kamparad, il nome della catena Ikea nasce dalle sue iniziali e dal suo paese natale in Svezia.
Ingvar Kamparad, il nome della catena Ikea nasce dalle sue iniziali e dal suo paese natale in Svezia.

DECALOGO DEL CLIENTE ESPERTO IN VISITA ALL’IKEA

1 Preparati prima a casa per non essere travolto dall’esposizione. Non stai entrando in un negozio tradizionale di arredamento, non ti aspettare più di tanto assistenza.

2 Prendi esattamente le misure dei tuoi spazi (ciò ti evita di dover tornare in negozio o ingaggiare penose telefonate, con chi è a casa, del tipo: “Quanti cm ci sono tra la porta e il calorifero?)

3 – Non ti arrendere subito (quindi mai prima delle 2 o 3 ore di ricerca)! Ti sostenga l’idea che con lo stesso catalogo di base questo marchio global arreda case in Canada come negli Emirati Arabi, e lo adatta secondo quello che definisce ‘bacino di utenza’. In qualità di utente locale quindi ti hanno già ben inquadrato, sanno cosa vai cercando…

4 – Fondamentale ‘pettinare’ il sito (www.ikea.it) prima di avventurarsi nel labirinto del negozio; solo così puoi scoprire tutte le varianti di finitura, per esempio, di una credenza shabby o buttare l’occhio su modelli simili, che ti potrebbero piacere (e magari costano anche meno).

Con questo manuale (autorizzato da Ikea) personalizzi con il fai-da-te dei pezzi cult
Con questo manuale (autorizzato da Ikea) personalizzi con il fai-da-te dei pezzi cult

5 – Non ti bloccare reparto per reparto: i designer di Ikea sono i primi a suggerirti che un pezzo della cucina può starci benissimo in bagno o che la fioriera ti fa anche da scarpiera all’ingresso.

Oltre ai saldi, Ikea ha periodiche promozioni
Oltre ai saldi, Ikea ha periodiche promozioni

6 – Informati su novità e promozioni; l’assortimento Ikea varia un po’ ogni anno, tranne che per i basic fundamental. Informati online, per esempio i tessuti cambiano a ogni stagione: se una fantasia ti ha colpito non rimandare l’acquisto. Rischi di non trovarlo più. Link immagine catalogo Ikea Estate 2017

7 – Scova le capsule collection come Ikea Ps, Stockholm e altre stagionali da non perderti. Avrai oggetti a prezzi Ikea, ma irripetibili non come l’onnipresente longseller Billy.

8 – Parti con un budget iniziale e cerca di non sforare più del 10%, attento alle insidie di impulso dell’ultimo tratto di oggetti nei cestoni, promozioni e area affari. Sappi comunque che lo scontrino medio, anche di chi non ha comprato nulla di fondamentale, si aggira sui 50 euro.

9 – Curiosa anche alla voce servizi del sito. Ce n’è uno nuovissimo che ti permette di comprare online e di ritirare al magazzino del negozio, senza affrontare polpettine, area bimbi e il percorso obbligato per arrivare alle file delle casse. Verifica anche se il trasporto a domicilio può costarti più della merce stessa.

10 – Controlla che sia disponibile quello che cerchi nel negozio dove ti recherai… arrivare allo scaffale del take away per apprendere che il pacco piatto dei tuoi desideri verrà riassortito tra 10 giorni è una frustrazione finale che non ti meriti!

In definitiva, non si tratta di essere ikeisti sfegatati o all’opposto anti-ikeisti fobici, ma di trarre frutto dalla tua precedente esperienza e da questi consigli pratici. Ragiona come fossi nel supermercato abituale, fatti la lista e vedrai che tornerai al parcheggio con la corretta sensazione di aver contribuito a migliorare e personalizzare il tuo habitat…non di aver sprecato tempo perché
non puoi permetterti di meglio dell’Ikea.

E se vuoi saperne di più sul mondo di Ikea visita virtualmente il museo dei suoi mobili ‘storici’ www.ikeamuseum.com e leggi questi libri, alcuni osannanti altri più critici:

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Migranti e Ong, si indaga per associazione a delinquere

C’è una seconda inchiesta penale sull’operato delle Ong (Organizzazione non governative) nei salvataggi dei migranti al largo delle coste libiche.

Dopo aver condotto una lunga indagine conoscitiva sulla base dei rapporti trasmessi dall’intelligence dell’agenzia europea Frontex e della polizia di stato, la procura di Palermo ha trovato riscontri fondati e negli ultimi giorni è partita lancia in resta con l’apertura di un fascicolo ufficiale di indagine, per il momento a carico di ignoti.

L’ipotesi di reato è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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Non ci sono ancora persone ufficialmente iscritte nel registro degli indagati, ma i magistrati dispongono di elementi ritenuti solidi e spendibili in un eventuale procedimento penale. Non finisce qui.

Perché la procura del capoluogo siciliano, valutati i risultati investigativi, ritiene che si incastrino con quelli di Trapani e che non rappresentino comportamenti illeciti isolati ma vadano inseriti in un contesto criminoso più ampio e organizzato: da qui la determinazione a procedere per una ipotesi di reato molto più grave del favoreggiamento, ovvero l’associazione per delinquere.

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Di conseguenza Palermo, che è sede della procura distrettuale, quindi competente anche sui territori di Agrigento e Trapani per i reati associativi sulla tratta di esseri umani, avrebbe fatto recapitare ai colleghi trapanesi una richiesta di acquisizione degli atti.

Appuntamenti in mare aperto

Ricordiamo che a Trapani è in corso un’indagine sempre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che vedrebbe coinvolti una decina di persone appartenenti alla Ong Medici senza frontiere: l’inchiesta sarebbe partita da una rissa a bordo di una nave e da successive dichiarazioni dei membri dell’equipaggio su operazioni di salvataggio portate a termine senza aver ricevuto un sos da parte di migranti e neppure una richiesta d’intervento da parte delle autorità italiane.

Palermo vuole alzare il tiro e condurre la risposta inquirente ai presunti salvataggi fuorilegge nel Mediterraneo. Ma secondo quanto risulta a Panorama, la procura di Trapani diretta provvisoriamente da Ambrogio Cartosio, avrebbe alzato le barricate, al punto che la pratica è finita dritta sul tavolo del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, al quale spetta il potere di coordinamento in tema di associazione per delinquere sui reati transnazionali.

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Muro contro muro, dunque, fra i magistrati di Palermo e Trapani, almeno fino a una riunione che si dovrebbe tenere il 25 maggio in sede di Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Se anche in quella occasione ogni ufficio giudiziario dovesse rimanere sulle sue posizioni e non si trovasse una via d’uscita, non è escluso che la procura palermitana guidata da Francesco Lo Voi sollevi un formale conflitto di competenza davanti alla procura generale della corte di Cassazione.

Le Ong non collaborano, scrive l’intelligence

L’inchiesta della procura del capoluogo siciliano sarebbe partita da una serie di rapporti trasmessi dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di stato condivisi con l’intelligence dell’agenzia europea Frontex.

Nelle carte ci sono le descrizioni di fatti precisi e circostanziati nei quali si fa riferimento a mancanza di collaborazione con le forze di polizia da parte di comandanti e personale di bordo di navi riconducibili all’organizzazione non governativa Medici senza frontiere, la stessa al centro dell’inchiesta della procura di Trapani.

Nello specifico, lo sbarco che avrebbe dato il via formale all’indagine prima conoscitiva infine penale dei magistrati palermitani sarebbe avvenuto il 10 giugno scorso, quando arrivarono a Palermo le navi Dignity One e Bourbon Argos con 593 migranti a bordo raccolti in cinque distinte operazioni di salvataggio.

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In quella occasione, scrivono gli investigatori «la Dignity One non ha fornito alcuna documentazione in merito al salvataggio».

A domanda specifica su alcuni dettagli delle operazioni in mare rivolta dalle forze di polizia al personale della nave di Medici senza frontiere, la risposta sarebbe stata un esplicito rifiuto di fornire informazioni. Dai qui lo scatto investigativo.

Incontri sospetti al largo della Libia

La Dignity One era già al centro di altre relazioni di servizio trasmesse dagli uomini dello Sco alle procure competenti per territorio. A cominciare da uno sbarco nel porto di Trapani, datato 25 maggio 2016, dopo un salvataggio condotto dalla nave di Msf a ridosso delle acque territoriali libiche.

In questo caso, gli investigatori annotano che «i migranti non sono stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio, attribuendo la colpa alla stanchezza e alle ore di viaggio estenuanti».

Ma le anomalie sono all’ordine del giorno. Sempre la Dignity One si fa notare il 30 maggio durante uno sbarco nel porto calabrese di Schiavinea-Corigliano calabro. Nel rapporto della polizia si legge testuale: «Il personale si è limitato a dire che i migranti sono stati soccorsi dalle motonavi della Guardia costiera CP302, CP311, CP319 e trasferiti a bordo della loro unità il 27 maggio. Si rappresenta che poco prima dello sbarco erano state concordate le modalità che prevedevano la discesa dei minori non accompagnati, che a dire del personale di Msf erano circa 100, subito dopo i casi clinici e le famiglie. In realtà il personale di bordo inseriva nel gruppo un numero di uomini palesemente adulti, insistendo con il personale sotto bordo che si trattava di minori. Considerazione questa che si basava sulle dichiarazioni dei migranti».

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Nell’occhio del ciclone investigativo c’è Medici senza frontiere, l’organizzazione non governativa più grande e più importante al mondo che fa base a Ginevra e ha sedi operative in Belgio, Francia, Olanda, Spagna e Svizzera. A queste vanno aggiunte le 21 sezioni territoriali tra le quali l’Italia, il cui presidente è Loris De Filippi.

Taxi senza frontiere?

Medici senza frontiere ha iniziato le operazioni sul Mediterraneo nel maggio 2015 e fino a marzo di quest’anno ha assistito in mare oltre 56 mila persone. Soltanto nel 2016, sul totale di 181.436 arrivi nelle nostre coste, 23.532 sono avvenuti tramite Msf, che in questi due anni ha operato con quattro navi: Bourgon Argos, Vos Prudence, Acquarius, gestita in collaborazione con Sos Mediterranéé, e Dignity One.

Quest’ultima batte bandiera di Panama ed è stata una delle prime navi utilizzate nei salvataggi, subito dopo la chiusura di Mare Nostrum. Dignity One ha operato da giugno a dicembre 2015, poi da metà aprile fino a metà novembre 2016. Il 18 novembre è salpata da Malta in direzione della Spagna, dove risulta tutt’ora non operativa e attraccata al porto di Sant Carles de la Ràpita.

Ma durante l’attività in mare, Dignity One si era spinta più volte a ridosso delle coste libiche: il 28 agosto 2016 era arrivata a 13,4 miglia, il 6 novembre 2016 a 12,6 miglia. Il 6 luglio 2016 aveva sconfinato il limite delle 12 miglia spingendosi fino a 11 miglia, mentre il 25 giugno precedente sarebbe arrivata addirittura a 7 miglia dalla costa libica.

Il 29 agosto 2016 Dignity One ha fatto segnare il record di 3 mila persone intercettate in mare, 435 delle quali imbarcate direttamente, il resto sistemate nelle navi delle altre ong.

Per gli inquirenti i conti non tornano

 

“Il Kilimangiaro”: Camila Raznovich parla del suo programma

Camilla Raznovich, con “Il Kilimangiaro” su Raitre, il programma su Radio 2 e la conduzione del “Concertone” del 1° maggio, chiude una stagione piena di soddisfazioni.

 Il bilancio di un anno di tv

Camila Ranovich iniziamo dalla tv, lei è in onda tutta la domenica pomeriggio di Raitre, per quasi quattro ore con “Il Kilimangiaro“. Soddisfatta?

«Sì, anche se penso che il programma dovrebbe durare un’ora di meno».

Primo bilancio di questa seconda edizione?

«Stiamo andando alla grandissima. Lo scorso anno mi ero dovuta adattare io al programma: la scarpa era bella ma non era la mia e d’altronde arrivavo in corsa. Già quest’anno la trasmissione è cambiata e la sento molto più mia. E gli ascolti stanno andando bene».

Guarda l’inizio dell’ultima puntata del Kilimangiaro

Non è facile di questi tempi fare una trasmissione di viaggi: date molto spazio all’attualità.

«Sarebbe strano, e perfino ridicolo, far finta di niente. Siamo un programma sul mondo, dobbiamo dire quello che succede, dove si può andare, dove no e perché».

Siete andati in onda anche dopo gli attentati di Parigi: perché?

«Era giusto farlo. È stato tosto, erano passate meno di 48 ore. Certo, abbiamo messo mano alla scaletta ma la cosa più difficile era trovare il tono giusto: non potevamo fare la tv del dolore o le faccette, ma nemmeno far festa. Ecco, credo che quella domenica il tono giusto lo abbiamo trovato».

Come si svolge la sua settimana lavorativa?

«Dal martedì al venerdì lavoro con la redazione del programma a Roma, dove mi sono trasferita con le bambine mentre mio marito è rimasto a Milano. Il sabato e la domenica sono a Napoli per le prove e la messa in onda».

Camila Raznovich su Radio2
Camila Raznovich su Radio2

 

 

 

 

 

 

C’era proprio bisogno di fare anche la radio con “Come voi” insieme con Antonello Piroso?

«Amo la radio da sempre e così quando il direttore Carlo Conti me l’ha chiesto non ho saputo dirli di no”.

In vacanza ci va così

Ciao…. #stateofmind #goodvibesonly #mylifeontheroad #itstheweekendbaby

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Quando non parla di viaggi ma li fa, che tipo di viaggiatrice è?

«Molto spontanea, mi adatto praticamente a tutto».

Mare, montagna, campagna o lago?

«Mi piace il mare, ho una casa in campagna e ora sono in montagna. Inoltre sono una vera cittadina: adesso abito a Roma ma ho vissuto a Milano, New York e Londra. Ecco, forse il lago mi piace meno».

Preferisce viaggiare in aereo, treno, autobus…

«Detto che l’aereo serve per superare distanze che altrimenti richiederebbero settimane, sono una a cui piace stare con i piedi per terra e con il naso appiccicato al finestrino. Ho viaggiato in autobus per due mesi, lungo le Ande. E sono anche una grande camminatrice».

Il viaggio si pianifica, o si parte e poi si vedrà?

«Adesso mi sono abituata a pianificare almeno la prima settimana. In passato partivo più all’avventura».

Con Viola e Sole, le sue figlie, ha già fatto viaggi importanti?

«Sì, siamo stati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, in Israele, a Mauritius…».

E con i bagagli che rapporto ha?

«Zaino e niente di più dello stretto necessario».

Guida di viaggio cartacea o smartphone?

«Ho bisogno della carta. Mi piace consultare la guida, segnare le cose importanti, viverla durante il viaggio. Un domani, magari…».

Una stupidaggine in viaggio che non rifarebbe mai più?

«Sulle Ande. Arrivai alle tre di notte in un paesino e in giro c’erano delle facce bruttissime. Spaventata, piansi di gioia quando la proprietaria dell’albergo, malgrado l’ora, mi aprì».

 

Il futuro di Camila

La classica ragazzata. Ma da grande cosa vuol fare?

«Grazie per il “da grande”. Ho iniziato nel 1995, ho fatto tantissima gavetta, anche molto divertente, ma ora “gioco” nel campionato più importante e qui vorrei rimanere!».

La fidanzata di Vincent Cassel: «Amo da sempre i più maturi»

La fidanzata di Vincent Cassel, Tina Kunakey, ha 30 anni più di lui. Ma ha sempre avuto un debole per gli uomini più vecchi. Ora la vita da modella non le basta più: sta pensando anche al cinema. Fino a qualche mese fa era un’illustre sconosciuta, ora tutti i brand la inseguono e le fanno firmare contratti stratosferici.

 

La incontro a Milano un venerdì pomeriggio. Al festival di Cannes nel red carpet ha esibito una scollatura vertiginosa ed è stata una delle più fotografate. Sexy, provocante, è un magico mix di teenager e femme fatale.

Vincent Cassel, 50 anni, e la fidanzata, 20
Vincent Cassel, 50 anni, e la fidanzata, 20

La fidanzata di Vincent Cassel ha smesso di postare sui social foto intime con lui, e preferisce pubblicare immagini del fratello o della mamma.  «Non risponde alle domande sulla sua relazione con Cassel», mi avverte la sua agente. Forse Vincent le ha chiesto di censurare il loro amore per proteggere i figli che ha avuto da Monica Bellucci, Deva e Léonie. Il loro amore è scoppiato l’estate scorsa, a Ibiza. Si dice che lei non lo avesse riconosciuto, anzi non sapesse chi fosse. Ora Tina viaggia con lui senza sosta: Cuba, Messico, Brasile, dove l’attore risiede una parte dell’anno, e Parigi.

LA CELEBRITA’ IMPROVVISA

Tina e l'abito che ha indossato nel red carpet di Cannes
Tina e l’abito che ha indossato nel red carpet di Cannes

Fino all’anno scorso il cinema non la interessava. Adesso lo ama?

«La mia fortuna è avere 20 anni e voglia di scoprire. Oggi esprimo me stessa nella moda, ma spero che la vita mi consenta di provare anche altre cose. E mi chiedo: “Perché non provare a fare l’attrice?”».

È diventata celebre rapidamente, da un giorno all’altro. In sei mesi la sua vita si è rivoluzionata. La fama è un peso?

«Sono molto giovane, con poca esperienza. So che se voglio raccogliere ciò che c’è di positivo in questa fase di vita, devo anche imparare ad accettare gli inconvenienti».

Ha solo 20 anni. Ha già qualche rimorso?

«Aver abbandonato la mia carriera sportiva. Se non l’avessi fatto, però, adesso non sarei qui. Avrei voluto continuare la mia vita di campionessa di nuoto. Era il mio sogno. Entravo in piscina due volte il giorno: la mia specialità era lo stile libero. Poi ho avuto un infortunio alla spalla perché mi allenavo troppo».

Tina Kunakey in barca a vela in Brasile
Tina Kunakey in barca a vela in Brasile

UN’ADOLESCENZA TURBOLENTA

Dal nuoto alla moda: è stato un salto facile?

«No. Ho iniziato a fare la modella un po’ per gioco a 8 anni per alcuni brand sportivi di Biarritz, dove sono cresciuta. I miei genitori però non volevano, avevano paura. Ho inziato a farlo seriamente quando mi sono trasferita a Madrid a 15 anni. Stavo con un ragazzo francese più vecchio di me, che lavorava a Madrid. Mi sono trasferita da lui per amore».

Ha sempre avuto un debole per gli uomini più vecchi. È scappata di casa o ha avuto il consenso della sua famiglia?

«I miei genitori mi hanno dato fiducia: sono andata in Spagna perché ho promesso di continuare a studiare al liceo francese. Quello è stato il momento in cui ho scoperto la libertà ma quando tornavo dalle lezioni, a 15 anni, mi facevo da mangiare da sola, non ero come i miei compagni che trovavano tutto pronto a casa. Ero indipendente, responsabile e ho iniziato a lavorare seriamente come modella e guadagnare qualcosa».

Quando è finita la sua storia d’amore a Madrid, che cosa è successo?

«Sono andata a Londra. All’inizio non è facile la vita da modella: lì non conoscevo nessuno, non avevo amici. Si costruisce tutto piano piano».

Adesso, che è la compagna di Vincent Cassel, è diventata una delle donne più invidiate. Lo sa che è uno degli uomini più desiderati del mondo?

(Ride, ma non commenta).

LA SUA FAMIGLIA

Ci parla un po’ della sua famiglia?

«Ho una sorella di 27 anni che vive a Barcellona e lavora nella moda e un fratello di 17 che vive con i miei a Biarritz: ha smesso di andare a scuola e fa boxe e krav maga. Vorrebbe diventare un professionista degli sport di combattimento, ma io preferirei che facesse il modello: è bellissimo. Papà, che ha origini togolesi, lavora nel settore commerciale di un’azienda, mia mamma, origini italiane, fa la parrucchiera».

 

La fidanzata di Vincent Cassel, con il fratello
La fidanzata di Vincent Cassel, con il fratello

I suoi capelli afro, le piacciono?

«Da piccola li detestavo, piangevo e dicevo alla mamma: “Li voglio come le mie amiche, lisci”. Con gli anni ho imparato ad accettarli, anche se mi piace stirarli: peccato che per farlo ci metta un’ora».

Ultime news moda: Consuelo Castiglioni lascia Marni

Le ultime news moda hanno confermato i rumors:  Consuelo Castiglioni, lascia Marni l’azienda che ha creato 20 anni fa.

La voce girava insistente da tempo ed è stata confermata: Consuelo Castiglioni, fondatrice e anima creativa di Marni, lascia il marchio da lei fondato nel 1994.

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Il gruppo OTB, Only The Brave, di Renzo Rosso (Diesel, Maison Margiela, Marni, Viktor& Rolf, Dsquared2, Staff International), proprietario del brand dal 2012, ne ha dato oggi la conferma ufficiale.

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Al suo posto è stato nominato come direttore creativo Francesco Risso, stilista che ha un curriculum di tutto rispetto. Rizzo ha studiato all’Istituto Internazionale Polimoda di Firenze, al Fashion Institute of Technology di New York e alla Central Saint Martin di Londra. Importanti le sue esperienze sul campo in Anna Molinari, Alessandro Dell’Acqua, Malo e nel Gruppo Prada, dove ha lavorato alla collezione sfilata Prada donna e ai progetti speciali di brand endorsement. marni-francesco-rizzo-moda

Risso debutterà per le collezioni A/I 2017, uomo e donna.

La decisione, presa in comune accordo tra Castiglioni e Rosso, lascia un vuoto che appare difficile da colmare nel panorama creativo della moda contemporanea. Marni è un marchio chiaramente legato all’estetica personale e al gusto della propria creatrice.

Lo stile Marni è infatti improntato dalle origini sulla sensibilità di Consuelo Castiglioni . Marni senza di lei sarà per forza un’altra cosa.

Si può immaginare che diverrà una collezione più in linea con le logiche di un grande gruppo come OTB, che sarà meno di nicchia, e sicuramente privo del tocco personale della donna che lo ha creato e  reso quel che è adesso.

Era il 1994 quando la stilista ha inventato questo marchio, rivoluzionando il mondo della pelliccia.

Utilizzando l’esperienza dell’azienda di famiglia, la Ciwifurs, ha creato una linea improntata su canoni estetici precisi e molto personali, rivolgendosi a una donna anticonformista.

Marni nasce con il logo derivato dal nomignolo di una delle sue cognate, e il successo, per quanto di nicchia, è stato rapido e costante. Merito della capacità di Consuelo di mantenere la propria soggettiva visione di bellezza.

Lei ha sempre giocato abilmente su volumi, asimmetrie e cromatismi, sovrapposizioni, utilizzando tessuti improbabili e stampe insolite. Ha creato collezioni sofisticate che travalicano mode e tendenze.

E’ diventata un cult amato da fashion editor e da un ampio pubblico internazionale. Marni infatti sotto la sua guida, ha dato al panorama della moda italiana, uno stile unico, riconoscibilissimo e apprezzato nel mondo.

Oggi la sua dichiarazione alla stampa appare chiara e serena:

«Sono stati anni frenetici ed entusiasmanti», ha scritto, «che hanno assorbito tutte le mie energie per realizzare un progetto di cui sono orgogliosa. Grazie anche al supporto costante della mia famiglia che mi ha permesso di restare fedele alla mia idea, ho costruito un marchio con un’identità precisa e riconoscibile. È arrivato ora il momento di dedicarmi alla mia vita privata. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel mio progetto e che mi hanno, con fedeltà e dedizione, aiutato in questo fantastico percorso».

Non ci resta che attendere quindi, augurando un buon lavoro a Risso e una buona vita a Consuelo.

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L’oncologia integrata è l’arma vincente contro i tumori

Nelle strutture sanitarie all’avanguardia i medici tradizionali e quelli esperti di terapie dolci scelgono insieme i trattamenti migliori per il tumore: cure che aiutano in tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi in poi. Ecco i centri di eccellenza.

Operare il seno con un’anestesia dolce, che combina la classica inalazione, l’agopuntura e l’omeopatia. È successo per la prima volta all’Ospedale Santa Chiara di Pisa ed è solo l’ultimo e più eclatante esempio della nuova frontiera del trattamento dei tumori: l’oncologia integrata. Che associa le terapie naturali alle tradizionali cure anticancro per ridurne gli effetti collaterali, potenziarne l’efficacia e migliorare la qualità della vita dei malati. All’estero è già una realtà. Facciamo il caso del prestigioso Sloan Kettering Memorial Cancer Center di New York, dove esiste da anni un servizio dimedicina integrata: qui oncologi tradizionali e medici esperti nelle varie medicine complementari lavorano fianco a fianco per curare il malato con tutte le migliori armi a disposizione.

In Toscana è già una realtà

Adesso in Italia stanno nascendo servizi ospedalieri di oncologia integrata. Toscana in testa, dove le medicine complementari sono già state inseriti nei Lea (livelli essenziali di assistenza), cioè le prestazioni che vengono passate dal Servizio sanitario nazionale. «Che queste terapie siano un buon supporto per le cure anticancro lo ha sancito anche una delibera regionale in via di applicazione» spiega il dottor Elio Rossi, responsabile dell’ambulatorio di omeopatia dell’ospedale Campo di Marte di Lucca e autore, insieme ad altri nove medici, del libro Le medicine complementari per il paziente oncologico (Felici edizioni). «Da prove d’efficacia condotte su 273 malati di tumore curati anche con omeopatia, fitoterapia e agopuntura è risultato che il 70 per cento ha ottenuto dei miglioramenti significativi nella riduzione degli effetti collaterali e nella qualità della vita». Le cure dolci sono di grande aiuto in tutte le fasi della malattia: per superare lo choc della diagnosi, prima e durante le terapie, e dopo. «Il paziente continua a essere seguito sia per riprendersi dai trattamenti sia per mantenere un equilibrio e prevenire così le ricadute» dice Rossi.

Si evitano disturbi in sala operatoria 

Anche l’intervento e il post operatorio sono più soft. Grazie all’anestesia integrata. «Sostituiamo gli oppiacei con agopuntura e omeopatia» spiega il dottor Filippo Bosco, medico anestesista referente per la medicina complementare al centro senologico dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. «La sera prima dell’intervento si fa una seduta di agopuntura e si danno rimedi omeopatici come Arnica e Apis Mellifica. Prima di entrare in sala operatoria si ripete il trattamento di agopuntura, che alza la soglia del dolore e stimola la produzione di endorfine, analgesici naturali. Poi si tolgono gli aghi che possono intralciare l’operazione e si fa l’anestesia generale inalatoria». I vantaggi? «Senza gli oppiacei, durante l’intervento non si verificano episodi di tachicardia, bradicardia o ipotensione che richiederebbero il ricorso ad altri farmaci» dice il dottor Bosco. «E al risveglio si è subito presenti, senza quei disturbi tipici dell’anestesia tradizionale, come intontimento, nausea, vomito e prurito».

Si abbassa il rischio di ricaduta 

All’ambulatorio di medicina complementare pisano si ottengono grandi risultati anche per i vari problemi legati al tumore o alleterapie anticancro. «Oltre a omeopatia, agopuntura e fitoterapiautilizziamo anche i funghi medicinali» aggiunge il dottor Bosco. «E riusciamo a rendere più sopportabili, se non ad azzerare, i disturbi dovuti alla malattia o alle terapie. Non solo: con la micoterapia è possibile addirittura ridurre il rischio di metastasi e di ricadute. Grazie a integratori a base di principi attivi ad alta concentrazione che modulano il sistema immunitario e agiscono in sinergia con i chemioterapici».

Si curano sanguinamenti e lesioni

A due anni dalla nascita, all’ambulatorio di omeopatia della Breast Unit dell’ospedale Sacco di Milano è tempo di bilanci. «I risultati ottenuti nella prevenzione e nella cura degli effetti secondari delle cure anticancro sono molto positivi, tanto che ora stiamo concludendo uno studio per valutare l’efficacia dell’Arnica per i sanguinamenti dovuti all’intervento» dice il primario Fabio Corsi. Le cure dolci sono d’aiuto anche per gli effetti secondari della radioterapia. «Con una soluzione a base di acido citrico e bicarbonato le lesioni guariscono» assicura Alberto Laffranchi, medico dell’Istituto dei tumori di Milano e fondatore del gruppo di studio Meteco (Medicine e terapie complementari in oncologia).

Si usa la chemioterapia soft

Le terapie integrate vanno naturalmente prescritte da medici esperti, come sottolinea la dottoressa Maria Rosa Di Fazio, responsabile del servizio di Oncologia medica del Centro SH Health Service di San Marino. «L’arma vincente contro il cancro è l’associazione dei trattamenti tradizionali con quelli integrati» afferma la dottoressa Di Fazio, che applica il metodo dell’oncologo di fama internazionale Philippe Lagarde. «E lo specialista è il direttore d’orchestra che decide come combinare i vari trattamenti». Perché ogni malato è diverso e ogni tumore è differente. Il protocollo di cure va adattato al singolo paziente. «È quello che facciamo con il metodo Lagarde, che prevede anche una chemioterapia soft» dice l’esperta. «I farmaci vengono dati negli orari in cui sono più attivi e meno tossici e nell’arco di quattro-cinque giorni. Il tutto viene integrato da vitamine al 100% naturali, sali minerali e antiossidanti di altissima qualità. Il mix viene somministrato per via endovenosa, in modo che entri nelle cellule e venga assorbito al meglio». Lo scopo è potenziare l’azione della chemioterapia e ridurne la tossicità. Una volta a casa si continua la cura con gli integratori per via orale. Il risultato? «I nostri pazienti non perdono i capelli, gli altri effetti collaterali si riducono del 70 per cento e le terapie sono tollerate bene. Infine, prescriviamo diete personalizzate che tengono sotto controllo la malattia, evitando il rischio di ricadute» conclude l’oncologa.

Ecco i centri di eccellenza

Ambulatorio di medicine complementari dell’ospedale Campo di Marte di Lucca, tel. 0583 970618 oppure 0583449459

Ambulatorio di medicina complementare del Centro senologico (diretto dalla dottoressa Manuela Roncella) dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, 

tel. 050993576.

Ambulatorio di terapie omeopatiche a supporto dei malati oncologici dell’Unità di senologia dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, tel. 0239042605.

Servizio di oncologia medica del Centro SH Health Service (Stato di San Marino, tel. 0549909654).

Servizio di medicina complemetare dell’ospedale di Merano, tel. 0473251400.

 

 

Vacanze sull’isola: Da Bora Bora a Mauritius, le 10 più belle

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L’isola più bella del mondo per una vacanza è nei Caraibi. Stiamo parlando di Providenciales, la più turistica dell’arcipelago di Turks & Caicos, territorio britannico d’Oltremare raggiungibile da Miami con volo interno (80 minuti). La classifica è stata stilata dagli utineti di TripAdvisor che hanno premiato l’isola caraibica con il primo posto nella classifica Travelers’ Choice Islands 2015.

I vincitori dei premi sono stati determinati con l’utilizzo tecnologico di un algoritmo che tiene conto della quantità e la qualità di recensioni e punteggi di hotel, attrazioni e ristoranti delle isole di tutto il mondo negli ultimi 12 mesi.

Nella top 10 non rientra nessun isola italiana. Per quanto riguarda l’Europa in classifica si trovano Grecia e Portogallo.

 

A panoramic of Big Beach

Maui: Natura e sport
Dietro i Caraibi si piazzano le Hawaii con Maui. Gli utenti consigliano di godersi la natura con un’esplorazione delle foreste e delle cascate del Parco Nazionale di Haleakala. E poi sole e mare. Maui è perfetta anche per lo sport come windsurf e snorkeling.

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Roatán: immersioni e giardini
Torniamo nei Caraibi per la terza posizione di Roatán, isola dell’Honduras. Roatán è stata famosa per essere stata covo di pirati. Oggi invece è amata per la sua barriera corallina e per la natura. Gli utenti consigliano – naturalmente – mare, immersioni e pesca ma anche una tappa a Blue Harbor Tropical Arboretum, splendidi giardini tropicali di 160 acri che comprendono anche dodici cascate.

 

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Santornini: Case e spiagge bianche
Per la quarta posizione si arriva nel Mediterraneo con la greca Santorini. L’isola delle Cicladi è famosa per la sua grande laguna, i panorami mozzafiato e la vita notturna. E poi la Spiaggia Rossa, vicino ad Akrotiri, la Spiaggia Bianca e la vulcanica Spiaggia Nera di Kamari vacanza isola.

 

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Ko Tao: Spiagge mozzafiato
Quinto posto per la Thailandia con Ko Tao. L’isola piace per le sue colline coperte da foreste, le spiagge di sabbia bianca e le acque chiare abitate dalle tartarughe marine. I viaggiatori consigliano Sai Nuan Beach, «una baia spettacolare, pochissima gente nonostante fosse ferragosto, mare trasparente, sole e acqua caldissima. Uno spettacolo vero», commentano da Milano.

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Madeira: Capitale verde
Sesto posto per la portoghese Madeira, famosa per gli splendidi giardini e la capitale Funchal con i suoi palazzi e cattedrali antiche.

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Bali: spiaggia e templi
Settimo posto per l’indonesiana Bali, amata per le spiagge, la natura selvaggia della giungla punteggiata da templi e i resort dove riposarsi e dedicarsi alle lezioni di yoga.

 

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Mauritius: favolosa dentro e fuori
Ottava posizione per Mauritius nell’Oceano Indiano. Oltre alle spiagge gli utenti consigliano una tappa nell’entroterra, nella foreste delle Les Sept Cascades. Qui si fa trekking, si esplora la natura e si fa il bagno sotto le cascate. «Escursione molto bella. Da fare assolutamente, così da conoscere l’isola non solo per le spiagge. Si passa una bella giornata».

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Bora Bora: pesci a 700 colori
Nono posto per Bora Bora, nella Polinesia Francese. Bora Bora è un’isola remota dominata dal fotogenico profilo di un vulcano, una barriera corallina animata da oltre 700 specie di pesci colorati, e poi un laguna e una vegetazione rigogliosa.

 

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Fernando de Noronha: Spiaggia da conquistare
Chiude la classifica il Brasile con Fernando de Noronha. Qui si trova Baia do Sancho, la spiaggia più bella del mondo secondo gli utenti di TripAdvisor. La baia si raggiunge scendendo una scaletta nella roccia oppure camminando lungo un sentiero. vacanza isola Ma la fatica è ricompensata da una vista che «lascia senza fiato», secondo una viaggiatrice di Roma.

 

Un sogno non sempre a caro prezzo
TripAdvisor ha anche analizzato i costi medi di tutto l’anno di un soggiorno di una notte negli hotel nelle isole vincitrici dei Travelers Choice Islands 2015. Dalla ricerca emergono molte differenze di costi tra le mete. La più economica è Ko Tao in Thailandia dove si spendono 81 euro, segue Madeira con 82 euro. Al polo opposto si trova la prima in classifica. A Providenciales, Turks & Caicos, si devono mettere in conto 470 Euro, a Bora Bora 397 Euro.

Ricette con la bresaola: scopri i piatti della Valtellina

 

bresaola della Valtellina
la bresaola si gusta da sola accompagnata da pane di segale

Le ricette con la bresaola sono il piatto femminile per eccellenza. Magre, leggere, saporite, nutrizionalmente equilibrate. La bresaola è prodotta in Valtellina ancora come una volta, secondo un disciplinare che ne garantisce la qualità, certificato dal marchio IGP (identificazione geografica protetta) da un consorzio di 14 produttori.

Come si produce la bresaola

“Per fare la bresaola si utilizzano solo i migliori tagli del bovino adulto, come la punta d’anca” spiega il presidente del consorzio Mario della Porta. Il salume viene poi aromatizzato con un mix di sale e spezie e lasciato stagionare da 4 a 8 settimane per potere essere gustato al meglio. Il segreto di tanta bontà: l’esperienza dei produttori e l’aria dei monti della Valtellina.

Assaggia le ricette con la bresaola

In provincia di Sondrio, la bresaola si gusta “santa” accompagnata solo da pane di segale fatto in casa. Vietato il limone che la ossida e copre la delicatezza del sapore. Ma ci sono accostamenti molto più intriganti per portarla in tavola: con fettine di avocado o albicocche, basta che non siano troppo dolci, carpaccio di finocchi e fettine di fungo crudo o di mela.

I nuovi accostamenti con la bresaola

un crostino di polenta con bito e bresaola

Prova le ricette con la bresaola anche su un crostino di polenta con una spuma di formaggio Bitto, altra eccellenza valtellinese, su una bruschetta con del morbido scimudin (il formaggio fresco e delicato della zona) o in un cestino di grana con fettine di casera e qualche foglia di songino www.ctcb.it 

cestino di grana e bresaola

cestino di grana e bresaola

 

Prepara i pizzoccheri

L’ideale è servire la bresaola come entré a un piatto di pizzoccheri realizzati secondo l’antica ricetta dell’Accademia del pizzocchero di Teglio (So), www.accademiadelpizzocchero.it uno dei piatti più tradizionali della cucina valtellinese.

 

Prova la ricetta

 

i pizzoccheri della Valtellina con verza e patate
i pizzoccheri della Valtellina con verza e patate

 

La ricetta? E’ semplicissima. Ti servono:

• 400 g di farina di grano saraceno

•100 di farina farina bianca,

• sale

• 250 dl di acqua.

Su un piano infarinato prepara la fontana e versa piano l’acqua. Inizia ad impastare delicatamente gli ingredienti fino a formare una palla.

Tira la pasta

Ora è il momento più delicato: tira la pasta col matterello a 2 cm di spessore. Poi taglia delle fasce larghe 7-8 cm e, infarinandole nuovamente, sovrapponile tra di loro. Il lavoro è praticamente finito: taglia delle strisce spesse 2 cm e i tuoi pizzoccheri sono pronti.

Porta i pizzoccheri in tavola

Ti basta farli bollire in una pentola di acqua salata per pochi minuti e condirli a strati in una teglia con patate, verze e burro di alpeggio. Se non è stagione, le verze puoi sostituirle con fagiolini, biete, spinaci o altre verdure a foglia verde.

Abbina il vino

Le ricette con la bresaola e i pizzoccheri sono golosità assoluta, perfetta per un weekend invernale per una cena con gli amici. E come vino? Niente rosso, soprattutto se strutturato e tannico che prevaricherebbe le spezie e i profumi di questo salume. Sarà strano ma le ricette con la bresaola sono da accompagnare con un calice di prosecco o un bianco secco, come un nebbiolo bianco. Tutt’al più è concesso un vino di valle, leggero, non particolarmente profumato. Vuoi provare altre ricette? Vai su www.consorziodellavaltellina.it

Chef migliori, le loro ricette sono su Netflix

Gli chef migliori del mondo e le loro ricette sono su Chef’s tablela serie di documentari di cucina di Netflix, a firma di David Gelb.

Se la prima stagione era già abbastanza speciale (c’era anche Massimo Bottura, che in questi giorni è diventato una specie di numero uno al mondo), la seconda ha accentuato ancora di più i punti forti dello show: estetica foodporn e grandi storie personali degli chef protagonisti.

Ogni stagione ci sono 6 episodi, questa è, senza tante parole, la discutibile classifica dal migliore al peggiore.

1. DOMINIQUE CRENN DI ATELIER CRENN, SAN FRANCISCO, USA.
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Tra gli chef migliori c’è lei: ragazza francese, adottata, dolcissima, misteriosa, apparentemente con una vita solo per il suo ristorante, anzi ristoranti (ha anche un bistrot, Petit Crenn).

Serve menù presentati come poesie, prima donna a prendere due stelle Michelin. Nel documentario si dilunga sul padre che non c’è più, le telecamere la seguono in Francia, ci sono continuamente foto di lei da piccola. Poi tutto si connette: ogni foto sembra spiegare ognuno dei suoi piatti. Merita, e poi gli altri chef migliori sotto hanno già avuto le loro soddisfazioni.

Best quote: «It’s not about us creating dishes. It’s about connecting everything, from the start to the finish».

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Best dish: Non importa, come dice lei. Ma lHoney apiary qui sopra non sembra male.

2. GRANT ACHATZ DI ALINEA, CHICAGO, USA.

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Lui è il vero numero uno della serie. Molto cuoco, moltissimo artista. Cucina genere “oltre”: ti fa mangiare su cuscini che liberano profumo di noce moscata, oppure serve palloncini di zucchero.

Storia pazzesca: gli diagnosticano un tumore alla bocca, lo danno per spacciato, trova quasi per caso una cura sperimentale, cucina avendo perso il senso del gusto per mesi, poi lo ritrova.

Nel frattempo chiede al suo executive chef, Mike Bagale, di realizzare un palloncino commestibile. Lui ce la fa. Meriterebbe anche lui di essere tra gli chef migliori. 

Best quote: «All chefs want to be known for using a knife. Cutting, creating, sautéing… doing all of that. But maybe that’s not the most important thing. Maybe the most important thing is taking the idea, that little nugget, and handing it to someone else. And the next thing you know, someone is holding a balloon».

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Best dish: Tropical fruit with rum, vanilla, kaffir lime. Ovviamente servito direttamente sul tavolo. I tipi di Chef’s Table ne hanno fatto l’immagine di copertina della serie.

3. ALEX ATALA, D. O. M., SAN PAOLO, BRASILE.

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Lui è diventato davvero una star. Di questi primi tre cuichi, è forse quello da cui mangerei più volentieri. Ex punk, diventa il messia della nuova cucina brasiliana, usando solo ingredienti locali.

Il documentario inizia con un suo sogno, fatto una sera dopo che aveva preso troppi acidi (vedi frase sotto). Poi:

  • Al 7° minuto sgozza un gallo come se stesse sbucciando una banana.
  • Al 13° copre d’oro una formica amazzonica.
  • Al 15° si fa una cucchiaiata di salsa di formiche che sanno di lemongrass.
  • Al 26° squama con un coltello di mezzo metro un enorme pesce Pirarcu.
  • Al 36°, tra una lezione sulla tapioca e i suoi derivati, si fa pure un match di judo contro un malcapitato e un bagno nudo e tatuato in acque amazzoniche.
  • Si fa due cuori di palma abbattendosi da solo l’alberello.
  • Gran finale sulla storia dei suoi tatuaggi (mica pochi).

Best quote: «A plant has a circle. A seed becomes a plant that has a flower, it transforms into a fruit. The fruit drops. There’s another seed… and the seed grows again. This is a circle. And I said: “I see. I understand. But why did you show me the flower?”. And he said: “The flower is the moment that we live, the most beautiful moment of the circle. The most beautiful moment. Contemplate this”».

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Best dish: The Amazonian Ant. Ma anche il Pirarcu con farina di manioca, tucupi e tapioca.

GLI ALTRI CHEF MIGLIORI, MA FUORI DAL PODIO

  • Uno è Gaggan Anand, del Gaggan di Bangkok, Thailandia. Indiano che trova fortuna in Thailandia. Decide di fare cucina prog indiana, s’indebita, perde un fratello, va a studiare al Bulli, ma alla fine ce la fa.
  • Enrique Olvera, del Pujol di Città del Messico, in Messico, è praticamente il re della tortilla sofisticata. Anche lui ha un debole per le formiche, che usa per una salsa in cui stufa del mais.
  • Ana Ros, di Hiša Franko, a Kobarid, in Slovenia è una talentuosa chef, in piccolo paese di piccolo Paese. Delicata, acuta, sofisticata. Unica pecca: meriterebbe una stella Michelin, ma in Slovenia non ne danno (ma sarà vero?). Marito sommelier che appare un bel po’ saccente. Contenta lei.

Il trailer di Chef’s Table Season 2 e il link per vedere tutti i video su Netflix.

Organizzare l’email: 5 regole per non stressarsi

Ricevere, aprire e leggere centinaia di messaggi di posta elettronica ogni giorno è una grande fonte di stress. E se impari a organizzare la tua email i livelli di tensione si abbassano.

Lo dice uno studio pubblicato di recente dall’istituto di ricerche Future Work Center di Londra. Secondo gli psicologi il costante susseguirsi di bip, vibrazioni e notifiche su computer e smartphone causa un forte aumento della tensione e delle preoccupazioni.

Tanto che alcune aziende, come Telecom Francia per esempio, hanno chiesto ai dipendenti di non consultare la cartella in entrata la sera o nei weekend e Richard Branson, magnate della Virgin, ha vietato la mail per almeno due ore nel corso di una settimana lavorativa.

Anche tu vuoi trovare un modo per sopravvivere alle email personali e di lavoro che intasano il tuo account? Ecco cinque regole che puoi mettere subito in pratica.

fissare orari precisi per leggere la mail è la prima soluzione per organizzarsi
Lasciare che sia la mail a stabilire la timetable della giornata è pericoloso.
  1. Fissa degli orari

Arrivi in ufficio, apri il tuo account e in un attimo si è fatto mezzogiorno. «L’email è un vampiro di tempo e attenzioni» dice Massimo Perciavalle, psicologo del lavoro e coautore del libro Offline è bello (Franco Angeli). «Il consiglio è quello aprirla a orari stabiliti. Magari alle undici del mattino per evitare che sia lei a stabilire tempi e priorità della giornata».

 

2. Segui la regola dei 2 minuti

Pensi che l’email possa esserti utile in futuro? Archiviala. «Altrimenti, se la risposta che richiede è veloce, scrivila subito e invia. Tenerla aperta sulla scrivania occupa spazio, fisico e mentale» suggerisce l’esperto.

Gmail permette di organizzare le mail grazie a delle etichette
Una schermata di Gmail

 

 

 

 

 

 

 

3. Dimentica lo zero

Molte persone si affannano nel cancellare e rispondere alle email per avere la cartella in entrata che segna zero. Può dare soddisfazione sì, ma perché scomodarsi? «Meglio ignorare ciò che non ci interessa leggendo semplicemente l’oggetto che riporta» prosegue lo psicologo del lavoro. Non usare la cartella destinata alla posta in arrivo come fosse un archivio, lasciando che tutti i messaggi ricevuti vadano lì a depositarsi per sempre. Organizza il resto con etichette, filtri e cartelle dedicate a temi, clienti, fornitori Spendi invece qualche minuto per disiscriverti Da newsletter, mailing list e social network che non ti interessano più. E disattiva le notifiche, soprattutto sul tuo smartphone».

Colleghi in ufficio alla loro scrivania
Colleghi in ufficio alla loro scrivania

 

 

 

 

 

 

 

4. Lascia che aspettino

Spesso le persone fanno domande a cui potrebbero rispondere anche da sole. È il caso di molti colleghi che siedono a solo due scrivanie dalla tua e ti sommergono di richieste. «In questo caso rispondere con un po’ di ritardo è utilissimo» afferma Charles Cuhigg, giornalista vincitore del premio Pulitzer e autore del best seller americano Smarter, Faster, Better. The secrets of being productive (Paperback Edition, 10 euro). «Se il problema invece è urgente torneranno di nuovo da te, altrimenti troveranno una soluzione da soli».

5. Delega ad altri

Non è detto che tutti i messaggi che arrivano nella tua casella di posta prevedano che sia tu a dover fare qualcosa. «Se hai la possibilità di delegare o se c’è un’altra persona che ritieni più adatta di te a svolgere quel compito, evita del tutto di prendertene carico. Scrivi una email e non occuparti più di quel problema» conclude Massimo Perciavalle.