Migranti e Ong, si indaga per associazione a delinquere

C’è una seconda inchiesta penale sull’operato delle Ong (Organizzazione non governative) nei salvataggi dei migranti al largo delle coste libiche.

Dopo aver condotto una lunga indagine conoscitiva sulla base dei rapporti trasmessi dall’intelligence dell’agenzia europea Frontex e della polizia di stato, la procura di Palermo ha trovato riscontri fondati e negli ultimi giorni è partita lancia in resta con l’apertura di un fascicolo ufficiale di indagine, per il momento a carico di ignoti.

L’ipotesi di reato è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

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Non ci sono ancora persone ufficialmente iscritte nel registro degli indagati, ma i magistrati dispongono di elementi ritenuti solidi e spendibili in un eventuale procedimento penale. Non finisce qui.

Perché la procura del capoluogo siciliano, valutati i risultati investigativi, ritiene che si incastrino con quelli di Trapani e che non rappresentino comportamenti illeciti isolati ma vadano inseriti in un contesto criminoso più ampio e organizzato: da qui la determinazione a procedere per una ipotesi di reato molto più grave del favoreggiamento, ovvero l’associazione per delinquere.

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Di conseguenza Palermo, che è sede della procura distrettuale, quindi competente anche sui territori di Agrigento e Trapani per i reati associativi sulla tratta di esseri umani, avrebbe fatto recapitare ai colleghi trapanesi una richiesta di acquisizione degli atti.

Appuntamenti in mare aperto

Ricordiamo che a Trapani è in corso un’indagine sempre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che vedrebbe coinvolti una decina di persone appartenenti alla Ong Medici senza frontiere: l’inchiesta sarebbe partita da una rissa a bordo di una nave e da successive dichiarazioni dei membri dell’equipaggio su operazioni di salvataggio portate a termine senza aver ricevuto un sos da parte di migranti e neppure una richiesta d’intervento da parte delle autorità italiane.

Palermo vuole alzare il tiro e condurre la risposta inquirente ai presunti salvataggi fuorilegge nel Mediterraneo. Ma secondo quanto risulta a Panorama, la procura di Trapani diretta provvisoriamente da Ambrogio Cartosio, avrebbe alzato le barricate, al punto che la pratica è finita dritta sul tavolo del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, al quale spetta il potere di coordinamento in tema di associazione per delinquere sui reati transnazionali.

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Muro contro muro, dunque, fra i magistrati di Palermo e Trapani, almeno fino a una riunione che si dovrebbe tenere il 25 maggio in sede di Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Se anche in quella occasione ogni ufficio giudiziario dovesse rimanere sulle sue posizioni e non si trovasse una via d’uscita, non è escluso che la procura palermitana guidata da Francesco Lo Voi sollevi un formale conflitto di competenza davanti alla procura generale della corte di Cassazione.

Le Ong non collaborano, scrive l’intelligence

L’inchiesta della procura del capoluogo siciliano sarebbe partita da una serie di rapporti trasmessi dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di stato condivisi con l’intelligence dell’agenzia europea Frontex.

Nelle carte ci sono le descrizioni di fatti precisi e circostanziati nei quali si fa riferimento a mancanza di collaborazione con le forze di polizia da parte di comandanti e personale di bordo di navi riconducibili all’organizzazione non governativa Medici senza frontiere, la stessa al centro dell’inchiesta della procura di Trapani.

Nello specifico, lo sbarco che avrebbe dato il via formale all’indagine prima conoscitiva infine penale dei magistrati palermitani sarebbe avvenuto il 10 giugno scorso, quando arrivarono a Palermo le navi Dignity One e Bourbon Argos con 593 migranti a bordo raccolti in cinque distinte operazioni di salvataggio.

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In quella occasione, scrivono gli investigatori «la Dignity One non ha fornito alcuna documentazione in merito al salvataggio».

A domanda specifica su alcuni dettagli delle operazioni in mare rivolta dalle forze di polizia al personale della nave di Medici senza frontiere, la risposta sarebbe stata un esplicito rifiuto di fornire informazioni. Dai qui lo scatto investigativo.

Incontri sospetti al largo della Libia

La Dignity One era già al centro di altre relazioni di servizio trasmesse dagli uomini dello Sco alle procure competenti per territorio. A cominciare da uno sbarco nel porto di Trapani, datato 25 maggio 2016, dopo un salvataggio condotto dalla nave di Msf a ridosso delle acque territoriali libiche.

In questo caso, gli investigatori annotano che «i migranti non sono stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio, attribuendo la colpa alla stanchezza e alle ore di viaggio estenuanti».

Ma le anomalie sono all’ordine del giorno. Sempre la Dignity One si fa notare il 30 maggio durante uno sbarco nel porto calabrese di Schiavinea-Corigliano calabro. Nel rapporto della polizia si legge testuale: «Il personale si è limitato a dire che i migranti sono stati soccorsi dalle motonavi della Guardia costiera CP302, CP311, CP319 e trasferiti a bordo della loro unità il 27 maggio. Si rappresenta che poco prima dello sbarco erano state concordate le modalità che prevedevano la discesa dei minori non accompagnati, che a dire del personale di Msf erano circa 100, subito dopo i casi clinici e le famiglie. In realtà il personale di bordo inseriva nel gruppo un numero di uomini palesemente adulti, insistendo con il personale sotto bordo che si trattava di minori. Considerazione questa che si basava sulle dichiarazioni dei migranti».

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Nell’occhio del ciclone investigativo c’è Medici senza frontiere, l’organizzazione non governativa più grande e più importante al mondo che fa base a Ginevra e ha sedi operative in Belgio, Francia, Olanda, Spagna e Svizzera. A queste vanno aggiunte le 21 sezioni territoriali tra le quali l’Italia, il cui presidente è Loris De Filippi.

Taxi senza frontiere?

Medici senza frontiere ha iniziato le operazioni sul Mediterraneo nel maggio 2015 e fino a marzo di quest’anno ha assistito in mare oltre 56 mila persone. Soltanto nel 2016, sul totale di 181.436 arrivi nelle nostre coste, 23.532 sono avvenuti tramite Msf, che in questi due anni ha operato con quattro navi: Bourgon Argos, Vos Prudence, Acquarius, gestita in collaborazione con Sos Mediterranéé, e Dignity One.

Quest’ultima batte bandiera di Panama ed è stata una delle prime navi utilizzate nei salvataggi, subito dopo la chiusura di Mare Nostrum. Dignity One ha operato da giugno a dicembre 2015, poi da metà aprile fino a metà novembre 2016. Il 18 novembre è salpata da Malta in direzione della Spagna, dove risulta tutt’ora non operativa e attraccata al porto di Sant Carles de la Ràpita.

Ma durante l’attività in mare, Dignity One si era spinta più volte a ridosso delle coste libiche: il 28 agosto 2016 era arrivata a 13,4 miglia, il 6 novembre 2016 a 12,6 miglia. Il 6 luglio 2016 aveva sconfinato il limite delle 12 miglia spingendosi fino a 11 miglia, mentre il 25 giugno precedente sarebbe arrivata addirittura a 7 miglia dalla costa libica.

Il 29 agosto 2016 Dignity One ha fatto segnare il record di 3 mila persone intercettate in mare, 435 delle quali imbarcate direttamente, il resto sistemate nelle navi delle altre ong.

Per gli inquirenti i conti non tornano